Chiesa di San Domenico

convento-sandomenico(Località San Domenico)

Le origini della chiesa si fanno risalire ad un lascito testamentario di un abi­tante di Fontanafredda, il dottore in legge Gian Nicola Fusco, il quale avrebbe stabilito che tutti suoi beni fossero ereditati dai Padri Domeni­cani, e che la sua abitazione fosse tra­sformata in un convento. Ciò si evince da una lapide che si trova nel corri­doio d’ingresso della struttura con­ventuale.

Malgrado le opposizioni del Capitolo di Roccamonfina, avanzate appena dopo la morte del Fusco, nel marzo del 1651 fra’ Giacinto da Santo Stefano, Lettore dell’Ordine, entrava
in possesso dell’eredità ed iniziava la costruzione del convento nel luogo in cui sorgeva l’abitazione del benefatto­re, alla quale fece seguito quella della chiesa.

La maestosa facciata, nell’aspetto attuale, è il frutto di un intervento di abbellimento messo in atto nella prima metà del secolo XX, con la realizza­zione anche di tre nicchie: quella di sinistra contiene la statua di San Giuseppe, quella di destra la statua di San Pietro, quella che sormonta il por­tale, posta sul secondo ordine scandi­to da una cornice marcapiano, contie­ne la statua del Sacro Cuore di Gesù. La lunetta del portale è decorata con maioliche del secolo XVIII, raffiguranti San Domenico.

L’interno è a tre navate, coperte a botte lunettata, decorate con apparati in stucco e cornici marcapiano. Le navate sono suddivise da otto archeg- giature a tutto sesto con un puttino che sovrasta le prime due chiavi. Su quella dell’arco trionfale, anch’esso a tutto sesto, è un cartiglio sormontato da una corona, entro il quale è lo stemma dell’ordine domenicano.

Purtroppo nel corso degli ultimi anni la chiesa ha subito moltissimi dan­neggiamenti: casi più evidenti sono l’al­tare e la balaustra, ambedue in com­messi marmorei del secolo XVIII, oggetto di sottrazioni e deturpazioni.

Sulla parete absidale, sopra il coro ligneo del secolo XVIII, a doppio ordine con 25 stalli, sono alloggiate tre tele: quella centrale, di buona fattura, raffigurante la Vergine contornata da angeli tra Santa Chiara (?), Santa Caterina d’Alessandria ed il commit­tente, è firmata e datata «loan[nes] Caruso Su / essanus Pfinxit] 1757». Di particolare interesse è l’iconografia della Vergine che riceve dal frate domenicano (San Vincenzo Ferreri ?) una tela, sulla quale è raffigurato San Domenico; la tela sinistra, anch’essa degna di particolare menzione, rap­presenta l’Incoronazione di Santa Chiara: in una visione eterea, la santa viene incoronata dalla Vergine e dal Bambino, contornati da una schiera di angeli, che reggono diverse specialità floreali, e dall’arcangelo Gabriele che assiste alla scena; a destra, la tela ori­ginaria è stata sostituita da una re­interpretazione ottocentesca della Madonna Sistina di Raffaello Sanzio.

Partendo dalla zona presbiteriale, nella prima cappella a destra, un tabernacolo con ampia cornice centra­le contornata da quindici riquadrature, farebbe pensare alla collocazione ori­ginaria di un’opera pittorica raffiguran­te la Vergine del SS. Rosario ed i suoi quindici Misteri. La cappella, infatti, è proprio dedicata al Rosario.

Nella seconda cappella, una sta­tua del secolo XIX, raffigurante il santo titolare, è inglobata entro una nicchia delimitata da una cornice modanata in stucco.

Un altare in marmo policromo, sormontato da un tabernacolo in stuc­co decorato a motivi fitomorfi, caratte­rizza, invece, la terza cappella.

L’ultima presenta una nicchia con­tenente una statua del secolo XIX raf­figurante Sant’Antonio da Padova.

Sul lato sinistro, rispetto alla zona presbiteriale, nella prima cappella, entro una nicchia, è un’altra statua del santo titolare. La seconda cappella, nella conformazione dell’altare e del tabernacolo, appare identica a quella speculare. Nella nicchia è esposta una statua recente che raffigura il Sacro Cuore di Gesù.

Nell’ultima cappella a sinistra, una cornice, identica a quella della cappel­la speculare, contorna una nicchia, entro cui è la statua di San Vincenzo Ferreri.

Un dipinto murale devozionale del secolo XIX, raffigurante Sant’Antonio da Padova, patrono di Roccamonfina, che è rappresentata sullo sfondo, è presente su una delle pareti dell’antica sacrestia.

Degne di menzione sono le due acquasantiere in alabastro del secolo XVIII ed il fonte battesimale, che, sep­pure di reminiscenze più antiche, reca incisa la data «A. D. 1895».

fonte C.M.M.S.C. foto Work in Progress Roccamonfina

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